Gli ultimi interventi legislativi consentono di poter ancora richiedere e ottenere il bonus: ecco tutte le modalità
La Legge di Bilancio per il 2026 ha posto un definitivo punto di svolta nella politica fiscale riguardante l’eliminazione delle barriere architettoniche, con la decisione di non rinnovare il bonus del 75%. Questo incentivo, che ha supportato per anni i lavori volti a migliorare l’accessibilità degli edifici, non sarà più disponibile per le spese sostenute oltre il 31 dicembre 2025. Tuttavia, c’è ancora una possibilità.
Introdotto nel 2022, il bonus barriere architettoniche era una misura pensata per favorire l’accessibilità degli edifici. La detrazione fiscale, pari al 75% delle spese sostenute, era destinata a interventi che eliminassero gli ostacoli alla mobilità, come rampe, ascensori, piattaforme elevatrici e altre soluzioni utili per le persone con disabilità motoria.
Inizialmente, la misura si presentava come molto ampia, senza limitazioni strette riguardo ai tipi di lavori, purché rispettassero i requisiti previsti dal decreto del 14 giugno 1989, che stabilisce gli standard di accessibilità. Con il passare degli anni, però, il quadro normativo è stato ristretto, fino ad arrivare al 2023, quando il bonus è stato limitato a specifici interventi strutturali, come la realizzazione di rampe, ascensori o servoscala.
Bonus barriere architettoniche: cosa cambia
Il 2026 segna la fine di una stagione particolarmente vantaggiosa per l’accessibilità edilizia, con la mancata estensione del bonus oltre il 31 dicembre 2025. In altre parole, tutte le spese sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche oltre questa data non potranno più beneficiare della detrazione del 75%, a meno di futuri cambiamenti normativi.

Stop al bonus barriere architettoniche – (libericittadini.it)
Questa decisione ha colto molti di sorpresa, soprattutto coloro che stavano progettando lavori di ristrutturazione e adeguamento degli spazi abitativi. Il bonus, infatti, aveva rappresentato un incentivo fondamentale per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, permettendo a molti di rinnovare le proprie abitazioni in modo da garantirne una maggiore accessibilità.
La misura prevedeva una detrazione del 75% su lavori che potessero favorire l’eliminazione delle barriere architettoniche, con un tetto massimo di spesa che variava in base al tipo di immobile. Per le abitazioni unifamiliari, il limite era fissato a 50.000 euro, mentre per gli edifici composti da più unità, la somma veniva moltiplicata per il numero di appartamenti. Questi interventi dovevano essere pagati tramite bonifico “parlante”, una modalità che garantiva la tracciabilità dei pagamenti e l’accesso al beneficio fiscale.
Nel corso degli anni, la normativa si è fatta sempre più restrittiva, limitando l’ambito di applicazione del bonus a lavori specifici come la realizzazione di ascensori, rampe e servoscala, in linea con le normative di accessibilità del 1989.
Con il termine del bonus barriere architettoniche 75%, i contribuenti che vogliono proseguire con lavori di ristrutturazione e miglioramento dell’accessibilità dovranno fare riferimento ad altre agevolazioni fiscali. Una delle opzioni più immediate è il bonus ristrutturazioni, che consente una detrazione fiscale del 50% per le spese sostenute nell’ambito della propria abitazione principale, con un limite massimo di 96.000 euro. Se l’intervento riguarda una seconda casa, invece, la percentuale scende al 36%, sempre con un limite di spesa fissato a 96.000 euro.
Tuttavia, dal 2027 in poi, gli sgravi fiscali si ridurranno ulteriormente. Per la prima casa, la detrazione passerà al 36%, mentre per le seconde case scenderà al 30%. Dal 2028, la detrazione sarà uniformemente ridotta al 30%, con un tetto massimo di spesa fissato a 48.000 euro. Una riduzione che rende l’accessibilità degli edifici meno incentivata, ma comunque possibile attraverso altri strumenti.
Bonus barriere architettoniche: cosa cambia - (libericittadini.it)






