Un sondaggio sul coinvolgimento degli italiani e le italiane per le notizie di cronaca estera, commissionato all’Ipsos da Rai News e svolto alla fine del 2016, rivela che per il 31 per cento del totale degli intervistati la minaccia percepita come più grave è quella di matrice radicale islamica. Le diseguaglianze e la scarsità di risorse idriche e alimentari, fonte di povertà, esclusione, guerre e movimenti migratori, preoccupano rispettivamente il 10 e il 6 per cento del campione. Le crisi in Medio Oriente captano il 4 per cento dell’attenzione, pur essendo associate a disequilibri geopolitici e conflitti compositi nei quali l’Occidente gioca la sua parte, esponendosi a sequele dirette e indirette. In modo analogo, gli avvenimenti più allarmanti del 2016 sono l’approdo di migranti in Europa per il 35 per cento e gli attentati di Nizza e Bruxelles per il 16 per cento, quasi a dire che delle migrazioni umane e della violenza armata interessano più le conseguenze domestiche immediate (il 59 per cento valuta negativamente la coordinazione della questione migratoria), piuttosto che le loro cause e le responsabilità correlate.

 

Dal dicembre del 2014 a oggi, invece, l’apprensione dominante a livello nazionale rimane la congiuntura economica per il 46 per cento degli intervistati. Il terrorismo islamico si colloca al 9 per cento, come se l’Italia si ritenesse al sicuro da attacchi (il 58 per cento valuta favorevolmente l’allerta del sistema). La speranza per gli italiani viene in primo luogo dai viaggi di Papa Francesco. Il Vaticano è anche il secondo paese che si pensa contribuisca in maggior misura alla pace globale. In cima alla lista c’è pure l’Europa nel suo complesso, nonostante l’accordo sui migranti tra l’Unione e la Turchia incassi solo il 6 per cento dell’approvazione e, nella classifica degli stati più influenti, retroceda di quattro punti in raffronto al 2015. In questo ambito, la Cina aumenta di diciassette punti, raggiungendo gli Stati Uniti al 49 per cento, e la Russia primeggia al 66. Il personaggio in assoluto più autorevole per gli italiani è Vladimir Putin, con Papa Francesco, Barack Obama e Angela Merkel quasi a pari merito, con il 20, 19 e 18 per cento. I personaggi che contribuiscono a promuovere un’immagine positiva dell’Italia all’estero sono Samantha Cristofoletti e Roberto Benigni. La politica resta indietro con esiti non qualificanti. Il nostro principale alleato e, parallelamente, peggior nemico in Europa è la Germania che, in rapporto ai sondaggi del 2015 e il 2014, diminuisce in animosità e progredisce in affiatamento, grazie alla sua posizione sulla distribuzione delle quote dei migranti, in difformità alla chiusura della Francia.

E’ importante incrociare questi dati con le conclusioni dello studio annuale del Centro per l’Azione Preventiva di New York sui potenziali conflitti nel 2017, realizzato con l’intento di informare la comunità internazionale riguardo alla loro prevenzione e la gestione delle migrazioni. A questo scopo, trenta scenari sono stati catalogati per alta, moderata e bassa probabilità e in base alle loro ripercussioni. L’aspettativa è che in un mondo in cui la verità non appassiona più, o stimola meno della rappresentazione di realtà a proprio uso e consumo, siano esse pubbliche o private, dove proliferano opinioni approssimative, se non infondate, e spesso inconsistenti, o messaggi fraudolenti e fuorvianti, coloro che assumono l’onere della res publica si impegnino a una comunicazione morale, fautrice di circoli virtuosi nella formazione civica delle persone e le generazioni. E allo stesso tempo, comprendano che l’arte del governo è ricerca, studio, approfondimento; cultura storica, sociale e antropologica. Per quanti sappiano leggere e scrivere, e abbiano deciso di farne un impiego fecondo, diamo dunque un’occhiata a quanto si prospetta per l’anno in corso.

Scenari di alta probabilità: instabilità in Afghanistan, dovuta a un continuo rafforzamento dell’insurrezione talebana ed eventuale caduta dell’esecutivo; intensificazione del contrasto fra Turchia e cellule armate curde dentro il paese e in stati limitrofi, come Iran, Iraq e Siria; escalation dei combattimenti in Siria, a ragione di accresciuto supporto alieno alle diverse parti, inclusa l’interposizione militare; peggioramento della situazione economica in Venezuela e impatto sociale violento.

Scenari di moderata probabilità: guerra civile in Yemen, provocata dalla repressione saudita degli Houthi e altre fazioni; efferatezze in Burundi tra forze centrali e opposizione; disordini in Congo, per avvenuti ritardi nella convocazione di elezioni; belligeranza in Etiopia, in risposta alle vessazioni governative; persecuzione da parte di Boko Haram nel nord-est della Nigeria e altri dissidi nella regione del Delta; aggressioni di al-Shabab in Somalia e zone vicine; recrudescenza della lotta in Sud Sudan, derivata da divisioni politiche ed etniche, con un effetto destabilizzante in territori confinanti; sollevazioni in Zimbabwe, in connessione all’avvicendamento del presidente Robert Mugabe; facinorosità nell’Ucraina orientale tra contingenti di sicurezza statali e filo-russi con un possibile intervento della Russia; contrapposizione fra Nato e Russia sui confini dell’Europa dell’Est, procedente da gesti deliberati o accidentali; tensioni tra potere e partiti antagonisti in Pakistan, provocate da molteplici compagini militanti; transizione turbolenta in Tailandia, per l’incerta successione al trono del monarca scomparso lo scorso novembre e la prosecuzione del regime; provocazioni provenienti dalla Corea del Nord, relative a esperimenti missilistici nucleari; offensiva cibernetica a infrastruttura critica degli Stati Uniti; attentato di ampie proporzioni a opera di oltranzisti islamici.

Da bassa probabilità nel 2016 a moderata nel 2017: rinvigorito autoritarismo in Turchia, posteriore al tentativo di colpo di stato di luglio del 2016; incertezza nelle Filippine, per la contestazione dell’agenda interna ed estera della leadership; complicazioni fra India e Pakistan, scatenate da atti eversivi e sommosse nel Kashmir.

Da alta probabilità nel 2016 a moderata nel 2017: fragilità dell’Unione Europea, fomentata dai continui flussi di rifugiati e migranti economici, scontento diffuso, maltrattamenti contro richiedenti asilo, e imboscate terroristiche isolate; ulteriore frammentazione dell’Iraq, dovuta a differenze e scontri fra comunità sunnite, sciite e curde, e la presenza dell’auto-proclamato stato islamico; collasso amministrativo della Libia, aggravato dalla presenza dello stato islamico e da ingerenze esterne; ostilità israelo-palestinesi, conducenti a brutalità su civili.

Scenari di bassa probabilità: fallimento dell’applicazione degli accordi di pace in Colombia e suoi contraccolpi; conflagrazione bellica fra Armenia e Azerbaijan sulla contesa regione del Nagorno-Karabakh.

Gli scenari uscenti, sebbene le dinamiche che hanno sottinteso la loro inclusione nella valutazione del 2016 non si siano esaurite, sono: discontinuità istituzionale in Egitto, Giordania e Arabia Saudita; sopraffazioni esercitate da organizzazioni criminali in Messico; prevaricazioni settarie in Libano, Myanmar e Repubblica Centrale Africana; controversia fra Iran e Stati Uniti sulla partecipazione dell’Iran in conflitti regionali; sovversione islamica in Russia. Altre non rientrate nell’attuale valutazione, a parere di numerosi esperti sono comunque meritorie di considerazione: agguati di bande criminali nel triangolo nord del centroamerica; precarietà economica in Messico, risultante da disposizioni commerciali applicate dagli Stati Uniti; sedizione nel Mali per mano di gruppi ribelli; incidenti fra buddisti e musulmani in Myanmar; assalti contro stranieri e laici in Bangladesh; attentati estremisti nella penisola del Sinai; rovescio dell’accordo nucleare con l’Iran; urti fra Russia e Georgia su Ossezia meridionale e Abkhazia; attriti fra Cina e Taiwan; volubilità economica in Arabia Saudita; rischio politico in Algeria.

Con queste premesse, non ci si può certo aspettare un 2017 di grande serenità. Del resto, l’anno che si è appena concluso, dalla Brexit a Donald Trump, ha testimoniato un tumultuoso, a tratti drammatico e contraddittorio, ripudio dello status quo. Quello in marcia segna i cinquecento anni dalle tesi riformatrici di Martin Lutero. Chissà non soffino anche venti di un cambiamento fondato su conoscenza, confronto e incontro, dove la conoscenza sia solida, il confronto inequivocabilmente aperto, e l’incontro fra idee, culture e persone tangibile. Se l’Unione Europea passerà al banco di prova di decisivi appuntamenti elettorali in Francia, Germania, Olanda, e forse in Italia, in un clima di disaffezione al progetto dell’Unione, frustrazione per la fiacca crescita economica e stridenti divisioni sul tema delle migrazioni, l’Associazione delle Nazioni Sud-Asiatiche raggiungerà il suo cinquantesimo anniversario più salda che mai, l’India seguirà a portare alta la bandiera dell’innovazione tecnologica e dei mercati emergenti, l’Australia celebrerà il suo ventiseiesimo anno di crescita ininterrotta, e il Canada continuerà essendo un modello felice di integrazione. Il mondo è vasto e la storia dei popoli, inclusa quella contemporanea, offre lezioni utili.

 

Post Scriptum

I marines catturano in Messico il super ricercato boss della droga Joaquín “El Chapo” Guzmán. Gli Stati Uniti sospendono le sanzioni nucleari contro l’Iran in seguito alle verifiche dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. L’Organizzazione Mondiale della Salute dichiara il virus Zika “un’emergenza pubblica”. La Corea del Nord lancia un satellite nell’inquietudine generale. Le relazioni fra Stati Uniti e Cuba raggiungono la distensione. Fidel Castro scompare all’età di 90 anni. Un kamikaze colpisce l’aeroporto di Bruxelles uccidendo 35 persone e ferendone 300. Documenti trapelati da una società legale di Panama rivelano i nominativi di clienti che hanno frodato il fisco e riciclato denaro sporco, fra cui cinque ex-capi di stato, e funzionari governativi, parenti e amici di capi di governo in più di 40 paesi. La crisi dei migranti lacera l’Europa. Polizia e manifestanti si scontrano a Parigi durante dure proteste contro la riforma del lavoro. Muore Muhammad Ali, lo sportivo forse più famoso di tutti i tempi, obiettore della guerra del Vietnam, e icona dei diritti civili degli afro-americani. Il Regno Unito vota l’abbandono dell’Ue in un referendum che forza David Cameron alle dimissioni da primo ministro. Un triplo attacco suicida miete 45 vittime all’aeroporto di Istanbul. La navicella spaziale Juno entra in orbita intorno a Saturno per un’esplorazione del pianeta. Un uomo di nazionalità tunisina falcidia 84 persone lanciando un mezzo pesante sulla folla che a Nizza assiste ai fuochi d’artificio in commemorazione della presa della Bastiglia. Un colpo di stato militare fallisce in Turchia dopo che la folla, incitata dalle autorità religiose, prende le strade in appoggio al presidente Tayyip Erdogan. Più di 11.000 atleti e atlete competono ai giochi olimpici di Rio de Janeiro. I combattimenti si incrementano in Siria. Gli Stati Uniti vengono criticati per l’incapacità dimostrata di mettere fine alla violenza, mentre interessi divergenti alimentano una brutale guerra per procura. In Brasile, viene rimossa la presidente Dilma Rousseff in un processo per impeachment. L’uragano Matthew colpisce Haiti, ancora in fase di ricostruzione dal terremoto del 2010, provocando 1.000 morti. Le autorità francesi smantellano la “giungla”, campo migranti di Calais. Il repubblicano Trump sconfigge la democratica Clinton nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Clinton concede la vittoria a conclusione di una campagna di centinaia di milioni di dollari. La presidente Park Geun-hye della Corea del Sud viene coinvolta in uno scandalo che la conduce ad abbandonare l’incarico per malcontento popolare. Un’azione terrorista uccide 12 persone in un mercatino natalizio a Berlino.

 

Ognuna di queste notizie del 2016, e molte altre, ci hanno percossi in distinti e svariati gradi di intensità. Tuttavia ve n’è una che colpisce come un’offesa, una ferita collettiva. Il prestigioso dizionario della lingua inglese dell’Università di Oxford ha dichiarato “post truth” parola dell’anno, associata all’espressione “post-truth politics”, annunciando che questa potrebbe diventare “una delle parole capitali del nostro tempo”, ossia una di quelle che definiscono un’epoca. Nel dizionario di Oxford “post truth” è un “aggettivo che si riferisce a circostanze in cui fatti oggettivi sono meno determinanti degli appelli emozionali nella formazione dell’opinione pubblica”. La parola è stata scelta da una selezione, dove appariva anche “Brexiteer”, prodotta per riflettere le tendenze e i recenti eventi sociali, culturali, politici, economici e tecnologici. Insomma, è come se la verità in politica sia diventata incidentale, e si possa placidamente transitare oltre i contenuti, i numeri, i concetti, le scienze sociali e le testimonianze storiche. Per l’appunto, sembra si stia già creando un settore di pertinenza. La città di Veles, località industriale di 55.000 residenti, capitale IT della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, si è convertita in un centro di produzione di false notizie, in cui vengono fabbricate e vendute sul mercato panzane che attraggono milioni di click e condivisioni e che suggestionano e condizionano la platea dei social media ai fini della manipolazione del consenso. Si ricomincia da qui con i buoni propositi del 2017?