Non c’è niente di peggio per discreditare l’idea europea nel cuore e nelle teste dei cittadini, che condurre una campagna elettorale in suo nome e poi, arrivati al governo, fare il contrario. È già successo con politica industriale, immigrazione, Libia. Ora con la Siria. Nemmeno si tenta una posizione comune e si va in ordine sparso a bombardare in Siria. Senza discuterne prima in Consiglio di Sicurezza, senza che sia iniziato il lavoro degli ispettori, a fianco di un presidente americano così poco affidabile e così sprezzante verso l’Europa, col sospetto di usare i nuovi missili soprattutto per poterne mostrare l’efficacia nel mercato internazionale delle armi, ingraziandosi i sauditi che sono ottimi clienti di forniture militari, esasperando i rapporti con una Russia che con le buone e purtroppo anche con le cattive ha certamente combattuto contro i tagliagole più degli americani e dei turchi e delle loro ambiguità.
Che scelte così avventate siano opera di chi dell’Europa si vorrebbe paladino, è un pessimo servizio alla credibilità dell’Unione Europea – un disastro su cui nessun federalista e nessuna forza europeista dovrebbe tacere.
Pochi giorni fa sull’Huffington Post ho ribadito che l’Europa deve essere capace di operazioni militari comuni nella lotta contro il terrorismo. È l’esatto contrario di quanto sta accadendo adesso – tra protagonismi e divisioni, i dettati di legalità internazionale ignorati, l’Italia col solito volemose tutti bene (bombe no, basi logistiche sì), e la Francia accanto a quella Londra che con Blair parlò di armi chimiche in Iraq (che non c’erano) e il cui impegno nell’Europa oggi si chiama “Brexit”.
In Siria – tra fondamentalisti troppo a lungo fiancheggiati da chi oggi si frega le mani per i bombardamenti, dittatori, armi chimiche e sbagli di tutti – si sta certamente peggio. Ma in Europa, in quanto a coerenza e visione, non ci siamo ancora messi in marcia.