Qualche mese fa pubblicai su noisefromamerika un post in cui affrontavo la vicenda delle obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche oggetto del decreto del 22 novembre 2015 (qui il link).
Affrontavo il problema legato alla vigilanza sugli emittenti e sulle informative che devono essere rilasciate agli investitori che sottoscrivono strumenti finanziari.
A distanza di poco tempo stanno emergendo tutte le carenze di un sistema di vigilanza, in particolare quello Consob, che vigila poco e male sugli emittenti e tutela ancor meno gli investitori retail, ovvero quelli più deboli. Posto che la materia finanziaria è complessa e posto anche che qui non c’è un problema di carenza di normativa, occorre fare una serie di riflessioni su come questa normativa è interpretata ed utilizzata dall’Autority presieduta da Giuseppe Vegas.
Il principale motivo del contendere, almeno per la stampa, è l’inserimento nel prospetto di un Indicatore Sintetico dei Rischi (ISR) elaborato all’interno di uno scenario probabilistico. Ma c’è di più.
E’ certo che un prospetto più sintetico di quello in uso oggi (spesso formato da centinaia di pagine) sarebbe più semplice da leggere per il piccolo risparmiatore; è altresì certo che una indicazione chiara del grado di rischio, magari espresso in cifre come si fa per i rating di merito creditizio, aiuterebbe ad identificare quando uno strumento finanziario espone alla possibilità di ridurre o azzerare il proprio valore; ma la vera questione è un’Autority di vigilanza che non ha vigilato. Nella nota integrativa al bilancio 2011 di Banca dell’Etruria si spiegava chiaramente che la banca avrebbe collocato proprie emissioni di subordinate anche presso la clientela retail e i soci per sopperire alla carenza di equity. Il rendimento delle junior era spesso troppo basso rispetto al rischio, qualche volta inferiore ai Titoli di Stato di uguale durata. La Consob (e Banca d’Italia) sarebbe dovuta intervenire prima, quando queste cose avvenivano e si poteva chiedere conto alle banche di emissioni obbligazionarie quantomeno discutibili. Perché non lo ha fatto?
Non è rassicurante sapere che un’autorità di vigilanza, fra i cui compiti principali c’è quello della tutela dei risparmiatori, piuttosto che intervenire sugli operatori istituzionali attribuisce la mancata le cause della mancata vigilanza alle istituzioni europee. Somiglia al vecchio vizio italico dello scaricabarile.
Vegas avrebbe una sola cosa da fare: dimettersi per manifesta incompetenza. Potrebbe così anche difendersi meglio dalle accuse di abuso d’ufficio sollevate contro di lui dalla procura di Roma.