Sono in molti a sostenere che adesso l’Europa ballerà, altroché. Le borse, e la politica, hanno già cominciato. Come finirà questo giro di danza, più impetuoso di altri nessuno lo sa.

E non è novità, sono anni che l’Europa va avanti a braccio, cercando di ritrovare la sua strada passo dopo passo, priva di una visione globale. Accadde dopo la bocciatura della Costituzione, accade da tempo rispetto alla Grecia e al mancato governo economico e fiscale dell’euro, accade nell’incapacità di garantire pace e sviluppo ai nostri più immediati vicini. Eppure ogni volta l’Europa si dimostra quantomeno capace quantomeno di “reggere”. Nessuno scordi che i britannici non sono nell’euro, godono (o soffrono) di molte eccezioni. La storia si dimostra una volta di più facile preda di comportamenti irrazionali, dove nessun processo è veramente irreversibile. Nemmeno quello della pace e della democrazia e dell’integrazione europea.

Ma sono sempre queste fratture che pongono le basi di un nuovo laboratorio. In passato sono sempre – dico sempre – le guerre a creare le premesse di una creatività post-conflitto che offrisse maggiore unione. Oggi è solo un referendum – consoliamoci.

L’UE dovrà obbligatoriamente scuotersi dal suo tran-tran. Vedremo, e per chi è federalista l’occasione è ghiotta: da nessuna parte c’è scritto che un’Unione senza britannici sarà meno integrata e meno efficace, molti, anzi, pensano da tempo il contrario.

Noi apparteniamo a colo0or che oggi si sentono più soli, come chi è cresciuto con il modello di democrazia britannica, con la memoria di quanto i britannici hanno dato alla cause della democrazia europea, accogliendo esuli o combattendo anche da soli contro le dittature della terraferma, e con le letture di Shakespeare e Orwell. La gran Bretagna, che credo non abbia mai prodotto un anarchico, ha invece procreato schiere di demistificatori.

Cameron, col suo improvvido referendum, ha involontariamente svolto proprio un ruolo di demistificazione. Pensava di vincerlo, il referendum, così come Chirac quello sulla costituzione, così come altri pensavano di vincere facilmente altri plebisciti travestiti da referendum. Sono sempre esercizi pericolosi. Come è pericoloso demonizzare costantemente l’UE, come anche il governo Cameron ha fatto pe ranni, vedendo poi come le maggioranze s’impadroniscano del messaggio andando ben oltre il desiderato.

Ora ci vuole qualcuno che dica agli europei, anche ai sedici milioni di britannici che hanno votato per restare e che oggi sono i più delusi di tutti (e ai quali noi europeisti dobbiamo qualcosa), dove stiamo andando. Possibilmente non solo i tedeschi, altrimenti l’effetto domino diventa una realtà. Sarà chiaro?

Niente è chiaro sotto i cieli europei. Solo la forza creativa dell’Europa, animata oggi da questo nuovo capitolo del referendum britannico. Per noi, laici e convinti assertori di un’Europa unita e non pasticciata e burocratica, c’è materia non solo per lavorare, ma forse, addirittura, per avere qualche ragione di soddisfazione.