Così ci ha lasciato anche Gianni Riefolo – all’improvviso, la notte di natale. E in poche ore il suo numero di telefono su whatsapp è divenuto una conversazione di amici che lo ricordano, con centinaia di messaggi spontanei, un fiume di parole per ricordarne la “calda voce” e i “forti abbracci” (quanto era vero), il dedicarsi alla “Patria e all’Europa”, le “laiche passeggiate per Roma” (di cui conosceva ogni pietra memore di episodi di libertà), la “forza morale e civile”, “l’uomo di grandi ideali come forse non se ne trovano più”, “l’impegno nel costruire relazioni e nel mantenere vivi i valori del risorgimento e della Resistenza riproposti a fondamento dell’Europa unita di cui si sentiva orgogliosamente cittadino”, la “costruzione civile e repubblicana” – e tanto, tanto altro. 
Parole destinate a restare private nella cerchia di chi l’ha conosciuto, e dunque ancora più sincere; e sono centinaia di riconoscimenti ciascuno con un proprio peso – “l’esempio”, la “grande dignità” – merce rara, e chissà se un qualche giornale ne parlerà.
Pare di leggere un ritratto d’un uomo d’altri tempi. E invece Gianni era un vero signore di oggi, che forse più di ogni altra persona che abbia mai conosciuto univa le due dimensioni orizzontale e verticale che messe insieme creavano una forza umana ed etica immensa. Una era la sua carica umana per l’amicizia e il suo vivere Roma, l’Italia, l’Europa e oltre, da cittadino dei nostri anni, con una curiosità per il presente che lo portava a confrontarsi direttamente con i giovani del movimento degli “indignati”, a lanciare progetti locali ed europei come, da ultimo, un’”accademia etica”, a non disprezzare nessuno e anzi a voler confrontarsi con le ragioni di partiti, sindacati, chiese, associazioni. L’altra era questa strenua interpretazione di quello che occorre fare oggi come diretta conseguenza delle grandi battaglie del Risorgimento mazziniano e della Resistenza di Giustizia e Libertà. Era infatti un vero Azionista e Repubblicano – nella foto siamo con il presidente dell’Associazione Mazziniana Italiana e con l’allora segretario della storica sezione del PRI al Testaccio. Il suo impegno nei movimenti partigiani e il suo presenziare a commemorazioni non erano mai vano presenzialismo e men che mai ricerca di protagonismo, ma lo scandire la storia che la nostra Italia deve ricordare per essere più forte. Perché Gianni non era il curatore di un museo, ma un costante impegno per cercare di aiutare la nostra complessa società tenendo vivi i valori fondanti della Repubblica – e tra questi anche l’europeismo vero, non quello di oggi di rapporti di forza dei governi e di istituzioni spesso arroccate.
Nel 2012 da parlamentare europeo lo candidai al “Premio Cittadino Europeo”. Preparare il suo dossier non fu facilissimo, perché nel suo percorso mancavano gli acuti spettacolari, e la sua “impresa” era proprio questo suo costante e quotidiano essere repubblicano nel tempo e nelle cose. Ci furono anche altre difficoltà – un membro della giuria disse “basta con questi partigiani”, di lui che partigiano non fu, o meglio ne fu uno “postumo” (in Europa cominciava già a girare una certa aria). Ma il prestigioso premio del Parlamento Europeo lo vinse, e ne era orgoglioso. E mi confidò una volta che questo riconoscimento era di tanti compagni – per la Casa della Memoria di Roma (dove spesso lavorava), per il suo amico Vittorio Cimiotta (altro valoroso post-azionista che ci aveva lasciato), per l’amico, così diverso ma altrettanto ricco, Michele Capuano – col quale condivideva il suo essere attivo anche nelle periferie e non solo nei soliti palazzi dei privilegiati, e ancora. 
Durante la campagna elettorale del 2014 era sempre, sempre presente a ogni mio incontro, non mi mollava mai, e la mancata rielezione non mutò in nulla i suoi sentimenti per me – non come altri. L’ultima volta che l’ho visto mi ha voluto accompagnare fino all’aeroporto di Ciampino con la sua vecchia automobile. E ricordo che parlando con lui mi dicevo “ma dannazione, perché in questo paese nei salotti televisivi non invitano e fanno parlare una persona ricca come lui, una persona vera, anziché i soliti coglioni”. Un giudizio che lui non avrebbe condiviso, perché portava rispetto per tutti. 
Gianni era infatti, prima di ogni cosa, un gentiluomo, una persona per cui amicizia, etica, gentilezza, civismo, ottimismo, erano una sola cosa.

Che dire. Vedo quanto Gianni già manchi a tanti. E ci mancherà quella sua gioiosa consapevolezza che è bello essere libero ma che non è mai facile. E che la libertà richiede dunque una dose di sacrificio e di umiltà, e una di fede e di volontà. Gianni infatti insegnava che la libertà è un’arte, da coltivare giorno dopo giorno – ed era, altroché, un grande artista.